Una delle più illustri raccolte d’arte e di reperti archeologici del Rinascimento
Le porte di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini da varie settimane, dall’11 febbraio, si sono aperte per ospitare una straordinaria esposizione dedicata alla Collezione Farnese: “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione” La mostra, che chiuderà i battenti il 18 maggio, offre l’opportunità di immergersi nella storia di una delle più importanti raccolte d’arte e reperti archeologici del Rinascimento, attraverso oltre 140 capolavori provenienti da importanti istituzioni nazionali e internazionali, tra cui il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, il Louvre di Parigi, la Morgan Library di New York.
140 opere da vari musei e Gallerie
Tra le opere più rilevanti, spiccano:
– la Madonna del Divino Amore di Raffaello e Il Ritratto di Papa Paolo III con il camauro di Tiziano, che ce-lebrano la figura di Paolo III;
– il gruppo scultoreo di Pan e Dafne, un capolavoro della scultura romana del II secolo d.C.
– La Venere Callipigia di epoca adrianea e la Sottocoppa della Tazza Farnese, pezzi emblematici della passione dei Farnese per l’antichità.
La Collezione Farnese: un simbolo di potere e cultura
La Collezione Farnese rappresenta l’apice del collezionismo rinascimentale, frutto della visione e dell’impegno di papa Paolo III (1534-1549) e dei suoi nipoti.
Questa raccolta non solo sanciva il potere della famiglia Farnese, ma rappresentava anche la continuità del papato con l’Antica Roma.
Nel corso del XVI secolo, i Farnese accumularono un vasta collezione di sculture antiche, bronzi, dipinti, disegni, manoscritti, gemme e monete. Queste opere non solo riflettevano il gusto e la cultura dell’epoca, ma contribuivano anche a consolidare il prestigio della famiglia Farnese.
Roma dopo le rovine del Sacco del 1527
L’obiettivo di Paolo III era anche dare lustro alla nuova Roma che stava risorgendo dalle rovine del Sacco del 1527. Grazie agli interventi urbanistici da lui voluti, i Farnese stabilirono un legame profondo con la città, che diventò il cuore della loro collezione.
Anche i suoi nipoti, i cardinali Alessandro e Odoardo Farnese, contribuirono ad arricchire la collezione, acquisendo capolavori come l’Ercole Farnese, il Toro Farnese e la Flora Farnese, sculture rinvenute nelle Terme di Caracalla.
Uno spaccato della città del Cinquecento
La mostra offre anche uno spunto interessante sulla vita culturale e politica della Roma del Cinquecento. Il Palazzo Farnese, simbolo di potere e cultura, divenne infatti un centro di grande rilevanza, sia artistica che sociale, visitato dai più illustri della nobiltà e del clero dell’epoca. Questo palazzo, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane e Michelangelo, rappresenta ancora oggi uno degli esempi più significativi dell’ar-chitettura rinascimentale.
La Roma di Paolo III Farnese: Trasformazioni Urbanistiche e la Collezione Farnese
Papa Paolo III, pontefice dal 1534 al 1549, non si limitò ad accrescere il patrimonio artistico della famiglia, ma intraprese una serie di progetti urbanistici che trasformarono il volto di Roma.
Questi interventi, in preparazione del Giubileo del 1550, ridisegnarono la città, dando nuova vita a una capitale, segnata dalle devastazioni precedenti.
Uno dei principali obiettivi di Paolo III era il miglioramento dell’urbanistica cittadina, anche per l’arrivo dell’imperatore Carlo V nel 1536. Tra i progetti più significativi c’è la realizzazione della Via Paolina, progettata dal commissario alle antichità Latino Giovenale Manetti e dal curatore delle strade Girolamo Maffei. Questa strada, che si estendeva dal Ponte di Adriano alla via Giulia, fu aperta nel 1543, grazie alla demolizione di 29 case private, con l’obiettivo di abbellire la città e facilitarne la circolazione.
Piazza del Campidoglio la Cordonata di Michelangelo
Uno dei progetti più iconici di Paolo III fu proprio la riorganizzazione di Piazza del Campidoglio, affidata a Michelangelo Buonarroti con il trasferimento nel 1538 della celebre statua equestre di Marco Aurelio dal Laterano al Campidoglio e la progettazione della scalinata della Cordonata.
A fianco di questi interventi, si inserirono anche progetti di fortificazione, come il rafforzamento delle mura aureliane e il completamento delle fortificazioni di Borgo.
Inoltre, vennero anche aperte nuove arterie, come la Via del Corso nel 1538, che contribuirono a una migliore organizzazione e accessibilità della città.
Un viaggio attraverso i capolavori
Il percorso espositivo si snoda attraverso dodici sale che raccontano la storia della Collezione Farnese, dalle sue origini alla sua espansione, riflettendo l’influenza che ha avuto sulla cultura del tempo.
Tra le opere esposte, si trovano capolavori di Raffaello, Tiziano, Annibale Carracci, ma anche testimonianze dell’arte classica.
La mostra, con oltre 140 opere, offre ai visitatori una panoramica completa sulla storia dell’arte e del collezio-nismo del XVI secolo.
Il percorso inizia con un’introduzione al legame tra Paolo III e Roma, evidenziando gli interventi urbanistici voluti dal papa per il Giubileo del 1550. Viene inoltre esplorato il ruolo di Paolo III e dei suoi discendenti nella creazione della Collezione, con ritratti di famiglia e opere che testimoniano l’impegno nella raccolta di arte e antichità, simbolo del potere papale e della continuità con l’Antica Roma. La Galleria, famosa per la sua decorazione mitologica, presenta disegni preparatori degli affreschi di Carracci, oltre a sculture come l’Eros Farnese e il Satiro con Bacco bambino. Accanto a questi, una serie di sculture, tra cui il celebre gruppo di Pan e Dafne, e il Ganimede con l’Aquila, di età imperiale, decoravano gli ambienti del palazzo.

(Foto da Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura)
La Sala dei Filosofi ospita opere legate alle Veneri, tra cui la Venere Callipigia e la copia in bronzo del Camillo realizzata da Guglielmo Della Porta.
Una sezione è dedicata a Fulvio Orsini, umanista ed antiquario, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nell’acquisizione di reperti antichi e nell’espansione della biblioteca Farnese, rendendo la raccolta un centro di studio dell’antichità e di conservazione di manoscritti antichi, codici e opere letterarie.
Tra le opere esposte figurano gemme, il Salvator Mundi di Marcello Venusti dalla Galleria Borghese e il Codice Capponiano, della Biblioteca Apostolica Vaticana, che documenta l’erudizione di Orsini.
Il percorso continua con il Camerino, la cui decorazione, commissionata a Carracci, alternava scene mitologiche a figure allegoriche, come l’Ercole al bivio, in cui Ercole è spinto a scegliere tra il vizio e la virtù, per celebrare le virtù di Odoardo Farnese.
Sono esposti due studi preparatori per la tela e oggetti appartenuti a Orsini, come gemme e monete. Infine, nella sala dedicata ai dipinti e disegni di tema sacro, sono esposti capolavori come la Madonna del Divino Amore di Raffaello, La Guarigione del cieco nato di El Greco e il Cristo e la Cananea di Annibale Carracci.
Dal 1600 al XVIII secolo
Nel 1600, con la morte di Fulvio Orsini, si conclude il periodo d’oro della Collezione Farnese. L’esposizione si conclude con una sezione che celebra il legame i Farnese e Orsini, mettendo in mostra opere provenienti da entrambe le raccolte, come il Ritratto di Giulio Clovio di El Greco e la Cassetta Farnese.
Nonostante le disposizioni testamentarie del Gran Cardinale Alessandro Farnese (in mostra il Testamento del Gran Cardinale Alessandro), che aveva richiesto che la collezione rimanesse a Roma, molti capolavori furono trasferiti in altre località. Dopo la morte di Alessandro, la collezione passò nelle mani del suo erede Ranuccio Farnese, e molti pezzi furono inviati a Parma e Piacenza. Nel XVIII secolo, con l’acquisizione del Ducato di Parma da parte di Carlo di Borbone, alcuni capolavori furono trasferiti a Napoli, dove oggi fanno parte delle raccolte del Museo Archeologico Nazionale e del Museo di Capodimonte.
Emanuela Teta
Da La Gazzetta della Capitale n. 3/2025
