Ricostruiti i basamenti dell’antico anfiteatro

Riaperta al pubblico l’area antistante del Colosseo
Manca una tabella descrittiva per il pubblico sui lavori effettuati

Illustrazione del terreno sedimentario dove sono crollate le arcate (Ingv)

“Quamdiu stabit Colyseus stabit et Roma; cum cadet Colyseus cadet et Roma; cum cadet Roma cadet et mundus.”:
“Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo.” Così scriveva Beda il Venerabile, un monaco anglosassone nell’VIII secolo d.C, per affermare la grandezza dell’impero romano nelle costruzioni.
Negli ultimi mesi l’area intorno al Colosseo è tornata al centro del dibattito urbano e culturale, non per un nuovo monumento ma per qualcosa di apparentemente più “silenzioso”: la pavimentazione.
Il Parco archeologico del Colosseo ha inaugurato il restauro e la riqualificazione degli ambulacri meridionali, un’area rimasta per lungo tempo nella sistemazione ottocentesca che ne nascondeva il piano originario, su cui poggiavano gli archi crollati nel 1349 per un forte terremoto (vedere a lato).
Grazie agli scavi e al restauro delle superfici antiche, progettati da Stefano Boeri Interiors, il settore è ora aperto al pubblico con un percorso che restituisce la geometria originale del monumento.
Il progetto ha previsto la pavimentazione in travertino alla quota originaria dell’anfiteatro e l’inserimento di elementi stilizzati che richiamano i pilastri e le volte perdute degli ambulacri.
L’intervento ha permesso di riportare alla luce parte della pavimentazione originale e il sistema idraulico dell’edificio, confermando la datazione all’epoca di Vespasiano. I lavori, coordinati dal Parco archeologico, hanno impiegato materiali innovativi e reversibili, tra cui il nuovo massetto e adesivi a base di calce. Sono stati inoltre restaurati blocchi di travertino, fondazioni, canali di drenaggio e reperti mobili, utilizzando tecnologie innovative.
Il nuovo allestimento permette ai visitatori di comprendere meglio la struttura originaria del Colosseo, con rampe per l’accessibilità, il perimetro degli ambulacri crollati . Peccato che manchino pannelli esplicativi per i turisti che descrivino le parti affioranti restaurate e che erano le basi di archi e volte crollate dell’anfiteatro.

Il Colosseo e i terremoti: una storia di crolli e rinascite

Fonte, Ingv-Terremoti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma

Simbolo eterno della città, il Colosseo porta impresse sulle sue pietre le cicatrici di secoli di terremoti.
Più di qualsiasi altro monumento romano, l’anfiteatro ha subito danni ripetuti, spesso causati da forti scosse provenienti dall’Appennino centrale.
Le prime testimonianze risalgono al 443 d.C., ma è tra la fine del V e l’inizio del VI secolo che si verificò uno degli eventi più distruttivi.
Le indagini archeologiche hanno rivelato il crollo parziale dei portici della summa cavea, con la distruzione di ampie porzioni nei settori nord-orientale e sud-orientale, oltre a cedimenti nel lato occidentale. A documentare la ricostruzione sono alcune iscrizioni ancora visibili all’ingresso: interventi sull’“arena e il podio” resi necessari da un “abominevole terremoto”, come recita il latino delle epigrafi.
Ma è il sisma del 1349 a segnare una svolta.
Il crollo delle arcate del lato meridionale (foto a lato i lavori di restauro della loro base) trasformò parte del Colosseo in una cava a cielo aperto: per secoli, travertino e tufo vennero prelevati e riutilizzati per costruire la Roma del Rinascimento. Altri danni si registrarono nel 1703, con il cedimento di tre archi del secondo anello. Nei secoli successivi, invece, le scosse – dal 1806, 1812, 1899 fino al 1979 – provocarono solo lesioni minori, come la caduta di frammenti e cornici.
Oggi il Colosseo resta in piedi, nonostante tutto: un gigante ferito che continua a raccontare, pietra dopo pietra, la lunga sfida tra natura e storia.

Gerardo Teta
Da La Gazzetta della Capitale n. 2/3-2026